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La mia storia

Vi voglio raccontare qualcosa di me, degli inizi della mia attività, dei miei sogni, delle mie speranze.

Sono nato a Lucca, città natale non solo di Giacomo Puccini, ma anche di altri insigni compositori come Luigi Boccherini, Alfredo Catalani, Francesco Geminiani. Il mio primo impatto con la musica avvenne in seguito ad una visita di mia madre a casa di un’amica: quel giorno mi imbattei in un pianoforte e ne rimasi talmente affascinato che, da quel momento in poi, “perseguitai” mia madre perché mi facesse studiare pianoforte, Per farmi smettere tale persecuzione lei, cedendo alle mie richieste, mi portò da un’insegnante all’epoca molto quotata a Lucca, la quale in seguito mi affidò ad una sua allieva di cui aveva completa fiducia, ed in seguito mi fece iscrivere al corso di pianoforte dell’Istituto Musicale Boccherini: da quel momento iniziò il mio percorso musicale.

A parte l’aspetto aneddotico, quell’insegnante forse intravide in me certe potenzialità (ma questo non lo saprò mai) e, dopo qualche anno che frequentavo il corso di Pianoforte, mi iscrissi anche al corso di Composizione. Quindi i primi anni della mia formazione musicale avvennero a Lucca: in tempi successivi, chiesi il trasferimento al “Conservatorio G. Verdi” di Milano, non solo per completare gli studi, ma anche perché volevo frequentare l’ambiente discografico milanese. Fu così che iniziai a collaborare con le principali case discografiche dell’epoca, oggi purtroppo tutte scomparse, in seguito al declino della discografia, dovuto a molteplici motivi.

Pertanto, come altri musicisti della mia età, a Lucca alternavo le lezioni al “Liceo Musicale” con la formazione di gruppi pop, non solo allo scopo di raggranellare qualche soldo, ma anche per affrontare esperienze diverse, chiaramente non in linea con quelle di uno studente di Conservatorio. Comunque ritengo che anche quelle iniziative abbiano contribuito al formarsi della mia futura attività: pur essendo tentativi nati in una città lontana dai grandi circuiti, quelle esperienze mi servirono anche per i primi passi come arrangiatore, visto che i miei colleghi apprezzavano le mie soluzioni. A seguito di quelle esperienze, iniziai a frequentare anche prestigiosi locali della Versilia e, in uno di questi, affiancai (assieme al mio gruppo) il trombettista Nini Rosso, all’epoca molto noto per i suoi successi discografici (ricordiamo Il Silenzio, La Ballata della Tromba ed altri ancora). Quella conoscenza si rivelò davvero utile per i miei inizi, dato che Nini Rosso, evidentemente consapevole delle mie qualità musicali, mi offrì di accompagnarlo alle tastiere nelle numerose serate che lui effettuava in varie località italiane. Con lui partecipai anche alla sua prima tournée in Giappone e, al ritorno in Italia (alla fine del ’71), anche a seguito delle sue esortazioni a dedicarmi agli arrangiamenti, mi trasferii a Milano, dove alternai gli studi in Conservatorio all’attività musicale, frequentando assiduamente l’ambiente discografico. Così trascorsi tre anni a Milano, periodo nel quale conobbi e lavorai per alcune persone che nutrivano una profonda stima nei miei confronti. Tra questi, mi piace ricordarne alcuni che realmente mi aiutarono nella mia attività: il Mº Tony De Vita (con cui collaborai per uno show televisivo) e Giovanni D’Anzi (autore mai dimenticato per la sua “O mia bella Madunina (simbolo di Milano). Ma il vero colpo di grazia avvenne quando ebbi l’opportunità di fare e dirigere un arrangiamento per Shirley Bassey, all’epoca molto famosa. Tale opportunità me la dette Paolo Conte (autore di quel brano e di tanti altri successi), anche in seguito all’intercessione di Giovanni D’Anzi, che, sin da quando ci conoscemmo presso le Edizioni Curci, divenne un mio estimatore. Il motivo per cui Paolo Conte mi affidò l’orchestrazione del suo brano, fu perché lui aveva molto apprezzato la realizzazione di un provino che feci per quel brano. A seguito di quell’arrangiamento, che fu molto apprezzato nell’ambiente musicale milanese e notato per la sua eleganza, mi si aprirono tutte le porte, fui corteggiato dalle varie etichette discografiche dell’epoca, quindi  iniziai a lavorare molto: ad es. i direttori artistici della Ri-Fi Record, (Ezio Leoni e Gianfranco Intra), mi chiesero di collaborare alla realizzazione della loro produzione sanremese, quindi nel 1970 approdai anche a Sanremo, dirigendo uno dei brani che avevo orchestrato: quei brani ne comprendevano uno per Fausto Leali ed uno per Iva Zanicchi, che tra l’altro nella gara arrivò seconda, quindi anche quella partecipazione a Sanremo, più le successive volte che vi ho partecipato (dirigendo per vari cantanti, hanno contribuito al consolidarsi della mia attività. I fatti che finora ho elencato stanno a dimostrare che nella musica, per chi sa lavorare, le opportunità prima o poi arrivavano. Ma, nonostante quel periodo positivo che Milano mi aveva offerto, continuavo a pensare che la città che mi avrebbe offerto maggiori opportunità, soprattutto per la mia natura musicale, sarebbe stata Roma, dato che lì avrei trovato occasioni di lavoro sia nella discografia (con la mitica RCA), ma anche nel Cinema e nella Televisione; e così decisi di trasferirmi a Roma, dove abito tutt’ora e svolgo la mia attività in vari settori musicali. Devo riconoscere che, anche a Roma, incontrai molte persone che furono utili al consolidamento della mia professione. Un incontro decisamente importante è stato quello con Renato Zero, conosciuto proprio all’RCA che, in quel periodo, era una fucina di artisti decisamente promettenti, tra i quali c’era anche lui. Bisogna considerare che in quell'epoca, davvero aurea per la discografia (non solo romana), gli studi di registrazione dell’RCA sfornavano un successo dietro l’altro, quindi lì si coagulò gran parte dell’attività musicale romana, non solo discografica ma anche di colonne sonore, di spettacoli e tante altre belle cose. Il bar interno era un vero e proprio centro nevralgico per l’attività musicale e, per un musicista alla ricerca di opportunità, era decisamente consigliabile frequentarlo. Capitava anche di incontrare persone del tutto estranee al circo della musica leggera. Io, ad esempio, al bar ebbi modo di incontrare Arthur Rubinstein intento a far colazione con un uovo alla coque, che fu avvicinato da una cantante un po’ grossolana, la quale, non sapendo chi fosse, si permise di fargli un buffetto sulle guance apostrofandolo così: anvedi er momento che mangia l’ovetto, tra lo sconcerto dei dirigenti. Ma, come dicevo, capitava di incontrare anche musicisti prestigiosi nel campo delle colonne sonore, come Henry Mancini e Jerry Goldsmith, col quale avrei dovuto collaborare. Quindi, con mia grande soddisfazione, mi accorsi di essere nell’ambiente ideale per la mia professione. In quel periodo iniziò la mia collaborazione con Renato Zero, artista del quale ho diretto l’orchestra in diversi spettacoli (il più recente dei quali è Zerowskji, Solo Per Amore) oltre ad aver arrangiato e diretto l’orchestra per decine di album e per una trasmissione televisiva prodotta da Rai Uno, che ancora oggi, viene additata ad esempio per la sua raffinatezza. Con alcuni cantanti, provenienti dal vivaio RCA, ho poi collaborato in tempi successivi: ad es. Mia Martini, Amedeo Minghi, Angelo Branduardi, Antonello Venditti: Antonello mi chiese di dare una veste “sinfonica” ai suoi successi discografici del passato, e così nacque “Antonello nel paese delle meraviglie”. Talvolta ho dovuto affrontare progetti distanti dalla dimensione abituale della musica leggera, come il disco realizzato per Angelo Branduardi, e di ciò ne sono grato, perché mi ha permesso di cimentarmi in esperienze diverse: infatti quello era un disco contenente canti trobadorici del XII e XIII sec. Ho avuto anche il piacere di lavorare con Adriano Celentano, per il quale ho curato le orchestrazioni per tre album, nonché un’edizione di “Fantastico” (trasmissione televisiva di Rai Uno di enorme successo). Sempre di “Fantastico” curai anche l’edizione di Enrico Montesano (con Anna Oxa) e di Johnny Dorelli (con Raffaella Carrà). Quelli furono anni strepitosi, che ancora oggi rimpiango, perché oltre al lavoro incessante e di grande soddisfazione, mi offrivano anche l’opportunità di lavorare con l’orchestra della RAI, perciò di conoscere e dirigere un’orchestra prestigiosa, con la quale ho realizzato numerose trasmissioni televisive (vedi elenco a parte), di confrontarmi con essa, di fare insomma esperienze utili anche anche ai fini della conoscenza ed uso delle varie sezioni dell’orchestra: in tal modo  ho potuto accumulare un bagaglio di esperienze davvero preziose.

Inoltre, frequentando l’ambiente televisivo e cinematografico, ebbi modo di collaborare con parecchi cantanti e celebri musicisti e, con alcuni di essi, collaborai intensamente per molti anni, aggiungendo nuove esperienze nei più diversi settori musicali. Non posso certo dimenticare la mia prolungata collaborazione con Riz Ortolani, Piero Piccioni, Armando Trovaioli, col quale collaborai anche per commedie musicali di grande successo, come “Aggiungi un posto a tavola”,“Bravo”, “Se il tempo fosse un gambero”, “Accendiamo la lampada”, tutte rappresentate al Teatro Sistina di Roma (di Garinei e Giovannini).

Un’altra grandissima opportunità che mi è stata data riguarda le 25 Edizioni del Concerto di Natale (dapprima in Vaticano, poi spostato all’Auditorium Pio (Via della Conciliazione) per poi ritornare in Vaticano, in Aula Paolo IV. In questo concerto, che va in onda ogni anno sulle reti Mediaset io curo le orchestrazioni e dirigo l’orchestra sinfonica per i vari cantanti (buona parte internazionali) che si avvicendano in quest’evento. Perciò ho l’occasione di collaborare con star prestigiose (vedi elenco separato degli artisti con cui ho avuto modo di collaborare). La medesima opportunità, seppure più in piccolo, la ritrovo nel concerto dell’Epifania che si tiene ogni anno a Napoli, trasmesso da Rai Uno e giunto anch’esso alla 23ª edizione.

Ambedue le manifestazioni mi hanno perciò consentito di collaborare con artisti davvero prestigiosi (vedi elenco a parte) e, oltre al piacere di prestare la mia collaborazione alla loro esecuzione, con alcuni di essi si è creato un rapporto che va ben oltre quel fugace incontro dovuto alla loro partecipazione. La cosa che più apprezzo in questi concerti è che gli artisti mi regalano ogni volta autentiche emozioni, derivanti dal privilegio di assaporare quasi sempre brani distanti dalla loro dimensione abituale, perciò ancor più piene di fascino. Questo è ciò che si prova quando un interprete prestigioso si mette al servizio di ciò che gli viene richiesto: si creano sempre momenti magici e indimenticabili… e il pubblico se ne accorge.

Volendo fare un bilancio della mia attività, devo ammettere che, in termini professionali, non mi posso davvero lamentare: il lavoro mi ha offerto un sacco di  opportunità, provenienti da vari settori musicali e, di conseguenza, ho potuto far tesoro di molteplici esperienze nei più diversi campi. Ciò ha fortificato la mia voglia di essere musicista. Pertanto mi sembra logico concludere questo racconto con una specie di slogan, a cui sono affezionato, e vorrei che la mia vita artistica futura traesse linfa ed energia da esso, sì da diventare il mio percorso esistenziale: “vivere per la musica per far vivere la musica”. Mi auguro di riuscire a tener fede a questo slogan!

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